Le idee religiose di Giuseppe Mazzini e il tentativo filologico del Foscolo

Nel 1924 Francesco Landogna pubblica a Livorno un libro dal titolo Le idee religiose di Giuseppe Mazzini, con una bella introduzione e una ricca antologia di citazioni. Il libro è scaricabile da qui e la lettura è interessante per due motivi.

Il primo motivo è il radicamento del cattolicesimo di Mazzini nel giansenismo della madre, Maria Drago. Quindi si tratta di una attitudine profonda e vitale. Mazzini aveva orrore degli eccessi dei rivoluzionari francesi e di quelli, opposti e simmetrici, dell’Ancien Régime. Ma la lettura veramente formativa, quella che rimase radicata nella sua memoria tanto da produrre continue citazioni che non sempre sembrano consapevoli fu quella di Dante. Nel 1826 il suo primo libro, del quale in seguito egli stesso riconobbe l’immaturità, aveva titolo Dell’amor patrio di Dante. Vi si trova comunque scritto “Italiani leggete Dante non sui commenti non sulle glosse” e dunque la precoce consapevolezza che il lavoro dei glossatori era fuorviante e che il contatto diretto con il testo è indispensabile. In seguito, nel 1842, Mazzini mise mano e fece pubblicare a Rolandi, un libraio di Londra, un tentativo di Foscolo di ricostruzione filologica i significati originari: La Commedia di Dante, illustrata da Ugo Foscolo con Prefazione a firma semplicemente di un Italiano: Mazzini stesso. Mentre per l’Inferno, le “Illustrazioni” furono completamente sviluppate dal Foscolo, per il Purgatorio e il Paradiso furono portate a termine da Mazzini in sei mesi di studio impegnativo sulle tracce degli appunti buttati già dal Foscolo. Le mistificazioni dei glossatori come i limiti romantici di questo lavoro, ambedue completamente irretiti nelle consuetudini introdotte dalla stampa, oggi sono chiariti dalla lettura a voce alta e dalla conoscenza a memoria, alla luce dei risultati di René Girard.

Il secondo motivo, forse addirittura più importante, è una valutazione del contributo dei mazziniani alla cultura degli anni che videro la crescita del Fascismo fino a divenate maggioranza assoluta e subito dopo regime totalitario. Quando tentò di vietare le organizzazioni cattoliche il tardo romanticismo del primo dopoguerra urtò contro uno scoglio duro della quale Mussolini non si era accorto che non pareva in superficie. La lettura è utile per valutare la profondità dell’ustione che i mazziniani ricevettero con la caduta del fascismo, tanto che si astennero del tutto dalla riflessione sul religioso, annullando la loro popolarità e riducendo il loro peso parlamentare a pochi punti percentuali. Continuarono ad occuparsene i cattolici, per ovvi motivi, e i marxisti, una chiesa a suo modo. Per mantenere il controllo dei grandi numeri ambedue i gruppi produssero loro versioni della tradizione culturale italiana che inizia con Francesco d’Assisi e, naturalmente, con Dante, che le diede struttura e forma.